Ex Comac
Nell’ambito della politica autarchica e di valorizzazione delle risorse locali del governo fascista si favorì, nel 1937, la nascita di una fabbrica gestita da una società, la Davoli spa dell’ingegnere Misefari e del ragioniere Cilento, amministratore del Quarzo, di Paola ma soveratese di adozione. Fu aperto quindi a Soverato uno stabilimento per la semilavorazione del quarzo, materiale molto presente nelle zone limitrofe, che sfruttava in particolare il giacimento naturale a Davoli Superiore (un accesso della miniera si può ancora intravedere al bivio Gornelli, al termine della salita venendo da Davoli Marina). Lo sfruttamento della risorsa, un materiale adatto a diverse utilizzazioni e lavorazioni, apparve da subito importante per il territorio, facile e conveniente da estrarre  e lavorare. La filiera era così organizzata:
  • Il materiale veniva estratto e avviato da braccianti, uomini e donne;
  • una teleferica portava il grezzo verso la stazione di Davoli – Satriano delle Calabrolucane, oggi casa privata in località Crisura, lungo l’Ancinale; si legge tuttavia la dicitura ufficiale;
  • In treno veniva trasportato a Soverato: la stazione delle Calabrolucane è oggi la fermata degli autobus in via Trento e Trieste; da là, alla fabbrica, e qui veniva trattato.
  • la Carovana dei facchini compiva l’ultimo tratto;
  • dopo la lavorazione, il prodotto veniva caricato sopra bastimenti, che attraccavano a un molto di cemento oggi interrato sotto il lido Faro; i bastimenti lo avviavano agli acquirenti. Si ricorda tra questi la Richard Ginori di Pisa.
Miniera e stabilimento lavorarono a pieno ritmo anche durante la guerra; ma nel 1943 uno dei bombardamenti terroristici angloamericani colpì le stazioni di Soverato e un deposito provvisorio di materiale quarzifero. 

Entro gli anni 1950, il Quarzo chiuse per diversi motivi ipotizzabili ma non certi: si verificarono numerosi casi di silicosi e decessi tra i lavoratori della miniera (li ricorda una lapide in Davoli Superiore) e si mormora di proteste anche in Soverato. Si disse anche che, finita la politica autarchica, il quarzo calabrese non resse la concorrenza di quello francese.

 L’edificio rimase in abbandono fino agli anni ‘70, quando divenne deposito di una ditta, la COMAC; a sua volta cessata circa due decenni dopo. La proprietà passò a una società che intendeva realizzare strutture ricettive e turistiche, senza che nulla accadesse. Recentemente è stato asportato il tetto di eternit, ritenuto cancerogeno, bonificando così l’edificio che viene utilizzato, attualmente ed estemporaneamente dal Comune di Soverato come sede per iniziative interessanti di vario tipo (esposizioni, mostre, concerti autogestiti, sagre e molto altro ancora) con il nome fuorviante di ExComac che richiama l’ultima società a cui passó, ma non il vero nome dell’edificio, conosciuto dagli anziani soveratesi Doc come “ u Quarzu”.
 
Bibliografia:
  • Il comprensorio di Soverato, AA.VV, 1965, La Nuova Italia
  • Soverato, AA. VV, Collana Città Calabria, 2009, Rubbettino Editore
Numeri utili
 

Iat Soverato

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