Grotticelle
Al tempo della colonizzazione ellenica (VII a.C.) i Greci, che sbarcarti sulla costa Ionica della Calabria, trovarono dei siti abitati dalla popolazione Sikela con la quale, il più delle volte, si fusero pacificamente prendendone anche leggi e costumi; (fatto a parte avvenne con quelli che incontrarono sull’Aspromonte contro i quali condussero violenti scontri armati prima di perdere e fondersi con loro).
Ciò avvenne anche per la nostra cittadina dove trovarono, sulla collina di San Nicola un villaggio sikelo, con capanne di tipo italico col nome di Soberatos (nome del vicino fiume); il tutto è testimoniato dalla presenza delle caratteristiche grotticelle sulle pendici della collina, lungo la strada nazionale, ben visibili anche dalla costa.
Si tratta di tombe a forno a forma di celle trapezoidali di piccole dimensioni scavate nella roccia, facenti parti di una necropoli rupestre preellenica. Esse sono rivolte verso il sole, dagli antichi venerato come Dio, affinché desse ai defunti “ il primo bacio mattutino ”; inoltre, giacché questi antichi popoli credevano nell’immortalità dell’anima, non bruciavano i loro morti ma li seppellivano scarnificati, rannicchiati e senza abiti, direttamente nella venerata Madre Terra (*).

* Gnolfo Giovanni, Paliporto, 1984.


Resti di epoca romana

Sulla spiaggia antistante alle Grotticelle in seguito all’azione di basse maree e mareggiate, è possibile individuare avanzi di edifici: si tratta di magazzini (horrea) per deposito di cereali ed olio destinati all’imbarco; difatti fu constatato che i muri, di ovvia costruzione a piccoli vani e calcina, erano deposti come a recingere celle quadrangolari, fra le quali furono riscontrati avanzi di pavimento in opus spicatum ed una soglia di passaggio da un vano all’altro. In una di queste celle furono notati resti di un grosso dolium di terracotta (*).
Anticamente erano ubicati sulla costa ma con l’abbassamento della stessa una parte della costruzione è stata ricoperta dal mare, l’altra si trova sotto la sabbia e soltanto in conseguenza di mareggiate e basse maree è possibile osservarla nella sua intera estensione tuttavia, basta immergersi con maschera e tubo per scorgerne i dettagli (**).
Nel medesimo tratto di mare vi è una cava sommersa segnalata da vari studiosi già negli anni ’90, costituita da macine in conglomerato e altri manufatti relativi a blocchi lavorati e semilavorati anche in granito. Il mancato rinvenimento di materiale datante non consente, al momento, di proporre precisi riferimenti cronologici; tuttavia si rinvengono numerose pietre laviche e calcaree che sono fuori del nostro contesto geologico, oltre che a molti chiodi di bronzo e alcune zavorre di piombo.
Al momento l’intera area, riconosciuta come luogo d’importanza storico, è sottoposto al vincolo di tutela.

* Soverato testimonianze archeologiche, gruppo archeologico Paolo Orsi.
** Soverato città di mare e di cultura, gruppo archeologico Paolo Orsi.
 
 
Numeri utili
 

Iat Soverato

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