Torre di Santa Maria di Poliporto
Si tratta di una torre cavallara edificata per volere del Viceré di Napoli, Don Pedro de Toledo, per proteggere il Regno dalle innumerevoli invasioni turche che al tempo affliggevano gran parte del territorio Calabrese; fu costruita sulla collina, in località San Nicola, dove vi era l’antico e primo sito di Soverato, la Greca (o sikela) Poliporto (*).




La torre, oggi di proprietà privata, è ubicata su uno strategico sperone di roccia che domina buona parte del golfo, a nord-est dell’odierno abitato. Originariamente presentava un unico ambiente in pianta quadrata, probabilmente con un basamento a scarpa e terrazza sommitale delimitata da merlature, con due ingressi sui lati est ed ovest, due finestre strombate verso l’interno sui lati nord e sud con il soffitto a volta, e feritoie lungo tutte le pareti. Talvolta, le fortificazioni di questo tipo, potevano essere costituite da più corpi di fabbrica, uniti tra loro da ballatoi. La costruzione delle torri seguiva criteri ben precisi poiché, dovevano poter comunicare con quelle più vicine, attraverso precisi segnali luminosi o di fumo messi in atto dalle sentinelle al fine di segnalare, per tempo, possibili pericoli provenienti dal mare cosicché da potersi preparare sia a difendere il territorio sia a permettere alla popolazione di rifugiarsi entro le mura.

Pedro de Toledo emanò nel 1533 delle ordinanze rivolte alle singole Università (Comuni), imponendo loro di proteggersi da eventuali attacchi saraceni con la costruzione a proprie spese di torri di avvistamento marittimo: ciò gravò molto sulle spalle dei singoli comuni che, impoveriti dalle guerre e impossibilitati a sostenere tali spese, non realizzarono al meglio i lavori; così a causa della cattiva esecuzione da parte dei fabbricatori che si avvalsero di materiali poco resistenti e dall'incuria dei torrieri e dei cavallari mal pagati, alcune costruzioni presentavano già nel 1590 i primi segni di cedimento strutturale. D'altro canto la Regia Corte, non aveva previsto di dover affrontare delle spese così ingenti di gestione e portò il progetto a fallire, visto che le 339 torri sparse sul territorio non bastavano ad attuare un efficiente sistema difensivo su tutto il Regno di Napoli.

Stessa sorte toccò anche alla nostra torre che nel tempo subì vari cedimenti strutturali, che probabilmente la rese per molto inutilizzabile. È certo però, che nel 1759 subì un consistente lavoro di restauro che ne mutò notevolmente la struttura originaria (**): difatti, da semplice torre d'avvistamento entro la quale vi era un piccolo luogo d'accampamento per due guardie, e quindi dove vi erano custodite armi e cavalli, diventò una vera e propria abitazione gentilizia.

* Caminiti Domenico, Soverato nei secoli, 1982.
** Gruppo archeologico Paolo Orsi.
 
 
Numeri utili
 

Iat Soverato

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